giovedì 23 febbraio 2012

errata corrige

"Gentile avvocato Magliocca,
in relazione all’articolo dal titolo «La Svizzera dei clan», pubblicato sul settimanale Diario, nel settembre 2003, ritengo doveroso precisare quanto segue, con specifico ed esclusivo riferimento all’episodio da me narrato nell’articolo e che l’ha vista involontariamente protagonista.

Le informazioni che ho poi pubblicato mi erano state fornite da fonti locali attendibili, quando il periodico mi aveva incaricato di raccontare ai lettori la realtà locale, in particolare, per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul delicato tema dei rapporti tra camorra e poteri pubblici.
Non ho avuto modo, per i tempi stretti imposti dalle esigenze editoriali e per l’impossibilità di accedere ad altre fonti, di verificare la veridicità di quanto mi era stato riferito e non avevo ragione per dubitare della buona fede di chi mi aveva fornito quella informazione.
Alla luce dei successivi accertamenti e di quanto emerso, nel corso della vicenda giudiziaria che ci vede contrapposti ho, infatti, verificato la sua assenza dal luogo in cui le Forze dell’ordine hanno proceduto allo sgombero della villa confiscata al Ligato, del fatto che lo stesso boss non ha mai proferito la frase riportata nell’articolo e, conseguentemente, dell’errore in cui sono stato indotto.

A riprova della mancanza di qualsivoglia volontà offensiva nei Suoi confronti, Le esprimo sin d’ora la mia disponibilità a prendere parte a un incontro sulla criminalità organizzata in Campania, da Lei organizzato, con la sola irretrattabile condizione che sul palco ci siano soltanto giornalisti.
Sono certo che questa mia costituisca la migliore prova della mia buona fede e, nel contempo, valido strumento di conciliazione"


Roberto Saviano
 
 

14 commenti:

Minkia Mouse ha detto...

Spesso si dice che gomorra sia il frutto di chiacchiere da bar. Non ho mai verificato (come avrei potuto?) e quindi mi è sempre rimasto questo dubbio.

Ringrazio Saviano per avermelo tolto.

(battute a parte, chissà quante altre volte ci sono state "urgenze editoriali"!

leftheleft ha detto...

rimarrò anch'io con il dubbio :-)

Fridnand ha detto...

Beh, non è che la presunzione di innocenza sia un principio poi così importante nel diritto moderno, no?

leftheleft ha detto...

in quello italiano sicuramente no

Fridnand ha detto...

"in quello italiano sicuramente no"

Dai non essere così crudele. Non infierire sulla povera magistratura italiana bistrattata da tutti.

In fondo cos'avranno mai fatto di così terribile

leftheleft ha detto...

poverini, è vero in fondo prendono lo stesso stipendio dei politici e se sbagliano come qua

http://www.alessandrianews.it/provincia/la-pasionaria-fernanda-giannasi-casale-esempio-tutto-mondo-7392.html

chi paga?

vincenzillo ha detto...

"ho, infatti, verificato la sua assenza dal luogo in cui le Forze dell’ordine hanno proceduto allo sgombero della villa confiscata al Ligato, del fatto che lo stesso boss non ha mai proferito la frase riportata nell’articolo e, conseguentemente, dell’errore in cui sono stato indotto."

Ammettere l'errore è comunque buona cosa. In casi come questo, tuttavia, forse andrebbe scritto un articolo riparatorio di visibilità equivalente a quello calunnioso e ricordarsi, le volte successive, di usare con più generosità i verbi al condizionale.

Ma, soprattutto, per me Saviano dovrebbe uscire dalla sua logica di fondo, quella dell'"eroe dell'anti-camorra". Ci vorrebbe un grande coraggio, per farlo, ma lui ci guadagnerebbe in lucidità.

leftheleft ha detto...

@ vincenzillo

"Ammettere l'errore è comunque buona cosa"

Sì però ricordiamoci che questa lettera "di scuse" è stata fatta dopo che è partita una denuncia per diffamazione, a quanto si legge dall'articolo linkato nel post e dopo che era evidente che il teorema accusatorio non reggeva.

Saviano sa un po' troppo di "furbo" per i miei gusti. Il suo sguardo è sempre diretto solo in una direzione. Avevo già fatto notare alcune "dimenticanze" del signore.

LINK

Fridnand ha detto...

Tenere il piede in due scarpe è tipico di una certa parte politica in Italia.

E' incredibile ma nel dibattito (merdosissimo) politico quotidiano (che ormai non seguo più da tempo), il centrosinistra ha sempre l'ultima parola.
Che può anche andare bene, -chissenefrega- tanto per quel che valgono le loro arrampicate sui vetri.

Quello che mi fa incazzare è che chiunque non stia con l'asse degli "oppressi" (terroni vari e comunisti) HA SEMPRE L'ONERE DELLA PROVA.

Affanculo, qualcuno è _un po' troppo_ più uguale di altri.

Fridnand ha detto...

PS
mi riferivo al tuo vecchio post su Saviano

vincenzillo ha detto...

Fridnand, "L'ONERE DELLA PROVA."

Già, è proprio questo il pesante fardello di cui ci si alleggerisce, quando si ha l'egemonia culturale e si gestisce il discorso pubblico.

leftheleft ha detto...

@ Fridnand
vedi anche il post che segue

Fridnand ha detto...

Vincenzillo

Io mi riferivo all'onere della prova _della propria innocenza o buona fede o riuscita del progetto politico_.

C'è la presunzione di innocenza anche di fronte alle prove quando si tratta della sinistra (e come già detto chissenefrega) ma c'è la presunzione di colpevolezza sempre e comunque per chi della sinistra non è alleato.

Non è una questione di egemonia culturale, credo che tu abbia capito male ciò che intendevo. Nessuno è colpevole fino a prova contraria, e per quanto si abbia l'egemonia culturale (che può comunque essere utile allo scopo), per riuscire nel linciaggio mediatico basta spargere tanto, tanto odio.

E' l'ingiustizia dei processi sommari (anche in contumacia va bene, purchè il nemico sia condannato).

vincenzillo ha detto...

fridnand, "Non è una questione di egemonia culturale"

Io invece credo che occorra porsi la domanda: com'è stata costruita questa "presunzione di colpevolezza" che vale sempre e solo per chi non sta con la sinistra?
E la mia risposta è che sia stata costruita nel tempo, attraverso l'egemonia culturale. La sinistra, nel dopoguerra, ha colonizzato la cultura in senso lato, compresi i media, appiattendo sia il canone estetico sia quello morale su quello politico: da una parte il bello e il buono, perché antifascista; dall'altra, il brutto e il cattivo, perché (presunto) fascista.